A 46 anni dalla strage di Bologna, il ricordo delle 85 vittime rinnova l’impegno per la memoria, la verità e la difesa della democrazia
di Carlo Felice Casula (Magnifico Rettore Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria)
L’attentato stragista del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, con 85 vittime e ben 200 feriti, costituisce, come dichiarò l’allora presidente Sandro Pertini, prontamente accorso a Bologna, “l’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”. Storicamente si è configura come il punto più alto del progetto eversivo che mirava, con una serie preordinata e ben congegnata di atti terroristici, a creare in Italia uno stato di tensione e di paura diffusa e crescente ad auspicare e giustificare una svolta di tipo autoritario dell’azione governativa e dello stesso assetto istituzionale. Progetto avviato il 12 dicembre del 1969 con il sanguinoso attentato alla Banca nazionale dell’agricoltura a Milano. Fu il quotidiano inglese “Observer”, a coniare, in un servizio di cronaca e commento, la categoria interpretativa “Strategy of Tension”, destinata ad avere larga e perdurante condivisione, a livello di studiosi ma anche di pubblica opinione.
La strategia della tensione e la scelta di Bologna
Avendo presente le finalità della strategia della tensione è facile comprendere perché fu scelta proprio la stazione di Bologna, il nodo ferroviario più importante in cui convergono treni e passeggeri di tutta Italia, come obiettivo dell’attentato, con la mefistofelica intelligenza di collocare la bomba nella sala d’attesa di seconda classe, in fascia oraria di grande affollamento. Per di più il 2 agosto, quando nel pieno delle ferie è comune il proposito di liberarsi dalle fatiche, dalle preoccupazioni e dalle tensioni di un anno di lavoro. Nella logica della strategia della tensione provocare tante vittime anonime, uomini e donne, di tutte le età e di tutte le regioni, compresi degli stranieri, avrebbe conseguito un effetto moltiplicatore, non momentaneo, nella creazione di un clima di paura e d’insicurezza propizio per il progetto eversivo.
Le sentenze e l’accertamento delle responsabilità
“In conclusione, deve ritenersi – si legge nelle motivazioni della sentenza della Corte d’Assise di Bologna del 2023 – che l’esecuzione materiale della strage di Bologna sia imputabile a un commando di soggetti provenienti da varie organizzazioni eversive, tra i quali era presente Paolo Bellini, uniti dal comune obiettivo di destabilizzazione dell’ordine democratico, coordinati dai funzionari dei servizi segreti o da altri esponenti di apparati dello Stato, che a loro volta rispondevano delle direttive dei vertici della Loggia P2, cui avevano giurato fedeltà, con un vergognoso tradimento della Costituzione Repubblicana”. Nel 2025 la Corte di Cassazione ha confermato i verdetti di condanna sia nel processo contro Gilberto Cavallini (15 gennaio 2025) sia nel processo ai mandanti (1° luglio 2025) con le ulteriori condanne di Paolo Bellini, Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia che si aggiungono ai condannati in via definitiva: Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini. Ha quindi definitivamente accertato il ruolo di Licio Gelli e della P2 come mandanti finanziatori e fatto giustizia dei tanti depistaggi operati anche dai Servizi segreti ricostruendo, al contempo, il contesto di riferimento e le complicità.
Perché la memoria della strage è ancora così viva
Perché la memoria della strage di Bologna è ancora così viva e coinvolgente a Bologna e nell’intero paese? Ho interloquito per comprenderne le ragioni con Paolo Bolognesi, presidente onorario dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime della strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, dopo esserne stato per oltre 30 anni presidente e animatore, e con Benedetta Tobagi, figlia di Walter Tobagi, vittima anch’egli del terrorismo, e Ilaria Moroni. Sono entrambe studiose autorevoli dei movimenti eversivi e terroristici, rispettivamente presidente e direttrice dell’Archivio Flamigni, che con costante attenzione al mondo della scuola e dell’università, promuove e coordina ricerche sulla stagione delle stragi e del terrorismo, animando anche la “Rete degli archivi per non dimenticare”. Nella bella sede dell’Archivio Flamigni, sempre frequentata da studiosi e studenti è ora attrezzata anche una postazione informatica per vedere e sentire tutte le udienze del processo ai mandanti.
Il ruolo dei familiari e dell’Archivio Flamigni
Innanzi tutto la Strage di Bologna rimane nella memoria collettiva per il numero delle vittime che avrebbero potuto essere ancora più numeroso per l’enorme potenziale della bomba. In secondo luogo per la meditata scelta del luogo dell’attentato: Bologna con la sua identità democratica e antifascista e anche comune di consolidato e riconosciuto buongoverno socialista e comunista. Ilaria Moroni ricorda come a Licio Gelli fu sequestrato il “documento Bologna” che ricostruisce le tracce dei soldi ad essa dedicati, provenienti dal Banco Ambrosiano. Alla conservazione della memoria, sempre finalizzata a coniugare verità e giustizia, è stata dedicata la costituzione, fin dal 1981, con il sostegno del Comune, dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage della Stazione di Bologna. L’Associazione, costituitasi parte civile, non solo ha presenziato e vigilato sull’andamento dei processi ma anche nel tempo, a partire dalla tragica esperienza di dolore e di lutto, fornito un prezioso contributo di animazione e coscientizzazione democratica e solidale.